Appuntamento al cinema…

Miranda Priestley: semplice personaggio o icona cinematografica?

di Gaia Parisi

Chi non ha visto almeno una volta “Il diavolo veste Prada”? Ma non intendo parlare del film o del successo di questo, voglio parlare del personaggio che più mi ha colpito. A volte piace il film e fa breccia nel cuore l’intero prodotto cinematografico. In questo caso però il film piace ma a parere mio c’è un quid che lo fa rimanere nella mente ed ha un nome. Miranda Priestley (interpretata magistralmente da Meryl Streep) è la direttrice del magazine di moda “Runway”. È cinica, fredda, spietata e totalmente senza cuore, ma ha anche dei difetti. A parte gli scherzi, incute timore solo con lo sguardo e fa sentire inferiore chiunque. Però ha un’eleganza e una classe impareggiabili. La camminata con il tacco 12 rosso, il suo gesto con gli occhiali da sole mentre scende dall’ascensore e il suo iconico cappuccino Starbucks (di cui beve solo la schiuma) la fanno amare. Ma la adori anche perché è fragile e si è costruita un muro per raggiungere i suoi obbiettivi. Ma sotto sotto è sensibile (basta guardarla con le figlie o quando si lascia andare ad un pianto per il divorzio). È solo in apparenza forte, ma le critiche la colpiscono comunque; è un personaggio complesso inserito in un film leggero. In pochi sanno che è ispirata alla figura di Anna Wintour direttrice di Vogue America poiché a sua volta il film è tratto dall’omonimo libro scritto da Lauren Weisberger, ex-assistente di Anna Wintour. Sembra doveroso citare anche la bravura della Streep che è la vera persona dietro Miranda: ha svolto talmente bene il suo lavoro da farci dimenticare che è una finzione. Quando un personaggio riesce a colpire così soprattutto in un film non drammatico per me diventa icona. E, per esserlo deve avere una personalità complessa (nella pellicola ovviamente) ma con tratti semplici in cui ci si può rispecchiare. E ci vuole anche un attore formidabile che sappia calarsi perfettamente nel ruolo. Questa è solo la mia opinione su questo personaggio e chiuderei l’articolo con il suo indimenticabile “è tutto”.

 

 

 

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