Pausa pranzo ad alta quota

GrattacieloPranzo in cima a un grattacielo”. Questo scatto in bianco e nero è una delle fotografie più famose di sempre, diventata un’immagine storica, simbolo della ripresa americana dopo la crisi del ’29. Fu realizzata il 20 settembre 1932 e comparve un paio di settimane dopo sul New York Herald Tribune, a corredo di un articolo in cui si segnalava la mancanza di corde o altre protezioni per i muratori impegnati nella costruzione di grattacieli. La fotografia, come possiamo vedere chiaramente, ritrae undici uomini intenti a consumare il loro meritato pranzo. Fin qui nulla di strano, se non fosse che gli operai si ritrovano con i piedi penzolanti a centinaia di metri sopra le strade di New York City; i metri per l’esattezza sono 266 (corrispondenti a 69 piani), e gli operai siedono senza alcuna protezione. Siamo nel corso della costruzione del Rockfeller Center.

Ebbets

Charles Clyde Ebbets sulle impalcature visto dall’altra parte della macchina da presa

Per molto tempo si è discusso su chi fosse l’autore della celebre fotografia, e sono stati molti i fotografi che si sono fatti avanti per rivendicarne i diritti. Solo dopo più di 70 anni dallo scatto l’autore è stato identificato in Charles Clyde Ebbets, fotografo di professione. A stabilire con certezza la paternità del famoso “lunchtime” è stata la moglie di Ebbets, quando lui era ormai defunto, ritrovando un vecchio scatto che ritraeva ancora una volta i “famosi undici” appollaiati sulla trave pressoché nella medesima posa della foto originale, mentre alla loro destra, poco più in là, sospeso anche lui a centinaia di metri di altezza, c’era proprio Charles Clyde Ebbets, intento a scattare la sua celebre foto.

C’è chi pensa che si tratti di un falso o comunque un fotomontaggio.  Dagli archivi della Corbis Images, proprietaria dei diritti di “Lunch Atop a Skyscraper” sembra emergere che: «la foto fu solo una trovata pubblicitaria per sponsorizzare il Rockefeller Center e anche se quelli immortalati sono dei veri operai, in realtà l’evento venne organizzato dalla stessa agenzia, che spedì alcuni fotografi ad immortalare lo scatto poi entrato nella storia», come riporta l’Indipendent.

Altri sostengono che gli operai non fossero sospesi nel vuoto, ma ad un’altezza di pochi metri, e che si tratti solo di un abile gioco di prospettiva. In realtà il tema è ancora aperto e molto dibattuto. In alcuni studi si fa riferimento ad un piano immediatamente sottostante, ma neppure il documentario “Men at lunch” del 2012 – che ha il merito di aver identificato alcuni degli operai attribuendo loro finalmente un nome e un cognome – ne fa menzione.

Ma alla fine forse è più bella così, senza una risposta certa, questa spettacolare foto-icona che sa stupire ogni volta l’osservatore… anche se vista un’infinità di volte nasconde sempre qualche mistero.

Laura

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